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IL CARSO
Il Carso, l'altipiano calcareo situato a sud-est della Slovenia, si estende su un territorio circondato dal golfo di Trieste, dalla valle del Vipacco, Brkini, Pivka e dall'Istria slovena e sin dai tempi antichi invita gli amanti delle bellezze naturali e culturali a viaggiare e a scoprire le sue bellezze. Una delle particolarità è il clima che in questo punto passa dal clima continentale della Slovenia centrale a quello piú mite submediterraneo del Nord Adriatico.
Tre sono i concetti tipici per il Carso: terrano, prosciutto e bora, ma in realtà esso offre molto di piú. Solo la visita del misterioso mondo sotterraneo fatto di innumerevoli grotte offre un'esperienza interessante. Le bellezze naturali e i beni culturali, invece, si possono ammirare passeggiando tra i prati carsici tra le doline, i "kali" (stagni) abbandonati e tra gli alberi piegati dalla bora. Qui troverete tantissimi sentieri che vi porteranno ai villaggi, alle case costruite in pietra fino alle persone. La visita del Carso è un'esperienza particolare in ogni stagione, in autunno peró l'altipiano carsico è più bello perchè risplende del colore rosso del sommacco e dei tanti colori del fogliame della vite, che gli conferiscono così un fascino particolare.
Stanchi delle interessanti visite ma rilassati e rinforzati nella mente e pieni di belle impressioni potete finire il vostro soggiorno in una piacevole trattoria, agriturismo, mescita dei vini o osmica, dove la gente ospitale del posto vi vizierà con i cibi casalinghi e con il terrano o con dei altri tipi di vino, che vengono coltivati sul Carso.
Morfologia
Le rocce di questa regione geografica, sviluppatesi in un intervallo di tempo tra i 137 e i 50 milioni d'anni fa, testimoniano l'esistenza di antichissimi mari profondi, che si sono poi trasformarti in un ambiente lagunare, in specchi marini ed ampi bacini ricchi d'insenature. Nel passaggio fra il Giurassico e il Cretaceo vi fu una regressione del mare succeduta da un ritorno dell'ambiente marino. Anche le condizioni climatiche subirono forti mutamenti. I mari erano popolati da diverse specie vegetali e animali, che diedero origine, con la loro attività biocostruttrice, a delle formazioni di strati carbonatici di vario spessore. Con il mutare delle caratteristiche e delle dimensioni dei bacini mutarono pure le forme di vita in essi contenute. In determinati periodi prevalsero varie specie di gasteropodi e bivalvi, in altri gli organismi unicellulari, mari più profondi erano popolati da varie specie di pesci, nelle acque meno profonde si sviluppavano le scogliere coralline, simili a quelle che oggi si possono ammirare nei mari dei tropici. I resti vegetali ed animali, in particolare gli scheletri e i gusci calcarei, vennero a formare i fossili contenuti negli strati di rocce sedimentarie. La fine del Cretaceo fu contrassegnata da una forte attività tettonica, che portò alla formazione delle catene Alpine. I fiumi incisero strette valli e profonde forre lungo i fianchi delle montagne neoformate, asportarono enormi quantità di materiale che si depositarono in mare. Il materiale accumulatosi provocò l'insorgere di enormi frane sottomarine nonché di turbolente correnti torbide che trascinarono il materiale a maggiori profondità. Man mano che la massa raggiunse il fondo del mare cominciarono a sedimentarsi prima le unità più grossolane e poi le parti più fini, dando così origine alla caratteristica stratificazione, all'alternanza di marne ed arenarie. Spinte tettoniche, legate alla deriva di parte del continente africano verso quello europeo, in un momento successivo deformarono, innalzarono e piegarono gli strati, formatisi sul fondo marino e inizialmente orizzontali, fino a far loro assumere l'attuale posizione inarcata. Il sottile e plastico strato di flysch scivolò lungo i costoni formando così le colline di Trieste e lo strato che si assottiglia verso occidente, fino a formare una stretta fascia che cinge il fianco delle pareti scoscese sotto il crinale di Sistiana, lungo il margine sud-orientale e parte della valle del fiume Vipava verso nord. Di estrema importanza risultano gli "strati ittiolitici di Komen" formatisi nel Cretacico inferiore e così denominati da Adolf von Marolt, autore della prima carta geologica del Carso triestino e dell'Istria (1848). Il primo lavoro paleontologico sui pesci di Komen è stato scritto da J. Hechel nel 1850, successivamente sono stati studiati da eminenti scienziati europei dell'epoca. Gli strati ittiolitici di Komen, talvolta con evidenti noduli di selce, si originarono negli ambienti lagunari più profondi. Tra i numerosi reperti rinvenuti vi sono molte specie di pesci, di rettili, carapaci di tartarughe e molti resti di organismi che andarono a completare la fauna locale di quasi 100 milioni di anni fa. Questo calcare lastroide veniva usato per realizzare i tetti carsici. Non appena le superfici carbonatiche si innalzarono e vennero a contatto con gli agenti atmosferici, ebbe inizio il processo di dissoluzione del calcare, dovuto all'aria e all'aggressività delle acque meteoriche, nonché l'asporto del materiale frantumati. Sul Carso non ci sono acque superficiali, attraverso i calcari fessurati l'acqua penetra velocemente in profondità; ben sviluppato è invece il sistema idrico ipogeo. Il flysch è impermeabile; nei punti di contatto tra il flysch e i grossi strati di calcare le acque sotterranee sgorgano sotto forma di sorgenti carsiche.Come esempio unico di sorgenti carsiche possiamo citare le sorgenti del Timavo, presso San Giovanni al Timavo.
Il Carso è un altipiano, che si eleva all'estremità di un mare caldo circondato a nord e a est da rilievi montuosi.
I contadini carsolini si sforzano lavorando per produrre prodotti come il vino terrano e altri tipi di vino, frutti, ortaggi. Nel tempo libero, spesso d'inverno, i contadini si preparano da sè degli strumenti da lavoro e degli attrezzi come la "žbrinca", la sporta, la frusta.
Attivita' economiche tradizionali
1. L'agricoltura. A causa del terreno roccioso le condizioni per l'agricoltura non sono delle migliori, i veri campi si trovano infatti solo in fondo alle doline, dov'è possibile rinvenire la tipica terra rossa; altrove la gente rimuoveva i sassi e spaccava le rocce che affioravano in superficie. Lo sfruttamento eccessivo dei pascoli trasformò il Carso in una landa di sassi, dove le violente raffiche di bora spazzavano via anche quel poco di terra rimasta, e che l'uomo aveva coltivato con tanto sacrificio e tanto amore. Al problema si interessò Jožef Ressel che già nel 1822 aveva studiato a fondo la possibilità di rimboschimento del Carso con il pino nero. La sua proposta fu accolta con interesse e 20 anni più tardi furono realizzati i primi impianti; nel Comune di Komen si iniziò a piantare il pino nero attorno al 1895. Nel XIX secolo vi fu un ristrutturazione dell'economia rurale carsica basata sull'allevamento del bestiame e sulla viticoltura. Nelle località relativamente vicine a Trieste si sviluppò il turismo, in quanto numerosi abitanti dalla città trascorrevano il fine settimana e l'estate sul Carso, contribuendo così allo sviluppo del settore alberghiero, dell'agriturismo e delle "osmizze", ossia punti di vendita diretta del nostro vino. Di conseguenza la viticoltura, il cui ruolo nel corso della storia fu spesso condizionato dalle esigenze del tempo, divenne la più importante delle attività agricole. Tra i vini prodotti sul Carso, il più conosciuto è il vino terrano, un eccellente vino rosso, leggermente alcolico, prodotto sulla terra rossa del Carso dal vitigno di refosco. Oltre al terrano sul Carso si producono anche vini bianchi: malvasia, vitovska, pinot, chardonnay e altri. Sui terrazzi detti "paštni" cominciarono a coltivare la vite, dalla quale già nel passato si produceva il vino pucino. Nelle zone costiere si coltivava anche l'ulivo, la cui presenza è comprovata sotto Aurisina dal toponimo Oljšcica. In seguito a un'ondata di freddo eccezionale nell'inverno 1929, la maggior parte degli olivi morì, comportando il successivo abbandono dell'attività da parte degli abitanti del luogo. Negli ultimi anni sono sorti nuovi uliveti, dimostrando il crescente interesse per questo tipo di coltura. Un'attività importante, e ai tempi redditizia, fu anche l'allevamento del baco da seta, che dal Friuli si estese al Carso nel XVII secolo. Le larve del baco da seta, dette "kavalirji", venivano nutrite con foglie di gelso, per cui nei villaggi vennero piantati numerosi gelsi, che cambiarono in modo significativo la fisionomia del paesaggio. La bachicoltura cominciò ad andare in declino dopo la prima guerra mondiale. Fonte di guadagno per gli abitanti dei paesi della fascia costiera (da Duino, Visogliano, Aurisina, Santa Croce fino a Barcola/Barkovlje) non era solo l'agricoltura, ma anche la pesca. Poiché sulla costa scoscesa non esistevano porti, i pescatori dovettero costruire delle barche molto semplici e resistenti, che dopo l'uso venivano tirate sulla terra ferma. Si tratta degli zoppoli o con il termine sloveno "cupe". Sulla costa c'è un tratto di spiaggia denominato "Pri cupah".
2. Artigianato locale. Nel passato sul Carso era diffusa la produzione artigianale di fruste e l'estrazione della resina, come pure la produzione di calce e l'estrazione della pietra. Alcuni luoghi erano conosciuti soprattutto per la produzione delle fruste, (Sveto e Brestovica pri Komnu) dette "škarabace". Anche questa professione aveva origini friulane. Il legno per le fruste si ricavava dal bagolaro (Celtis Australis). In concomitanza con il rimboschimento del Carso col pino nero nel 1895, si profilò l'attività della resinatura, ossia un'attività legata alla raccolta della resina a scopi commerciali. La fama del Carso è legata soprattutto alle cave e alla lavorazione della pietra. La calce veniva ricavata dalla cottura della pietra nelle calcare ovvero fornaci, dove, soprattutto nel periodo invernale, vi lavorava la maggior parte degli uomini. Nella calcara, che di solito si trovava in prossimità dei villaggi, la pietra veniva sottoposta al processo di cottura che poteva durare dagli 8 ai 12 giorni consecutivi. Il calore faceva evaporare tutte le componenti, tranne la calce. La calce veniva, in genere, usata dai muratori e dagli agricoltori. L'estrazione della pietra sul Carso ha una tradizione millenaria riconducibile all'antichità classica. Ad Aurisina esiste ancora oggi la "Cava Romana". In prossimità di molti paesi troviamo cave di dimensioni minori, dette "jave".
Feste tradizionali sul Carso, usi e costumi
Gran parte delle feste tradizionali sono legate alla religione cristiana, che rappresentava per i contadini l'autorità ecclesiastica e profana. In molte parrocchie questi festeggiamenti si sono tramandati fino ai nostri giorni, anche se in forma più modesta; in alcuni paesi si cerca di rinnovare la tradizione (Štanjel).
Un'importante festa paesana è il carnevale che, come vuole la tradizione, caccia l'inverno e segna l'arrivo della primavera. Giovani e vecchi vestiti in maschera vanno di casa in casa; la gente li accoglie offrendo loro le specialità di carnevale (krapfen, frittole - fancli e crostoli - štraubi) e un bicchiere di buon vino; in offerta viene dato denaro, uova, salsicce e vino. Il mercoledì delle ceneri il carnevale viene seppellito.
Dopo la seconda guerra mondiale è stata ripristinata la festa del 1° maggio. In molte località la festa è legata all'innalzamento del "mlaj": un alto fusto di pino o abete cui viene tolta la corteccia fino all'altezza della chioma, che viene in seguito circondata da una ghirlanda, alla quale viene appesa della frutta (mele, arance); sulla cima sventola la bandiera. Il "mlaj" viene collocato la sera precedente la festa, in qualche località accompagnato da un falò, che un tempo bruciava anche in occasione della festa di San Giovanni Battista (24 giugno). Quest'abitudine risale a un antico rito pagano legato al giorno più lungo dell'anno. Un'altra usanza di queste zone è quella legata al matrimonio: alla vigilia del grande evento i due giovani sposi organizzano nelle loro case una grande festa, mentre i ragazzi del paese decorano l'entrata della casa o del cortile del futuro sposo con una "kaluna" (portone ad arco) fatta con ramoscelli di ginepro e fiori. Un tempo le "kalune" erano riservate solo ai giovani del paese, oggi invece hanno preso l'aspetto di vere e proprie feste paesane, alle quali partecipano amici, abitanti del luogo e dai vicini paesi.
I giorni di festa sono accompagnati dalle tipiche specialità gastronomiche - potizza, strudel di mele, presnitz (pan dolce) e altre bontà culinarie, che sul Carso riflettono l'intrecciarsi di influenze storiche e culturali con l'ambiente naturale. Le donne carsiche nel tempo hanno imparato ad abbinare le novità gastronomiche con le pietanze locali. L'influenza mediterranea si fece sentire anche in cucina, che si arricchendola di nuove spezie, odori e verdure. Una particolarità della tradizionale cucina carsica sono le pietanze preparate con il vino terrano, ad esempio il "toc" di terrano (prosciutto soffritto nell'olio e spruzzato con il terrano), schnitte di terrano - "supe" (fette di pane raffermo bagnate nel latte e uova, fritte e spruzzate di terrano) e diverse frittate - "frtalje" preparate con il finocchio selvatico, la menta, la melissa e altre erbe aromatiche. Tipico piatto carsico è la jota, minestra fatta con i crauti, le rape o le verze. Famosi sono gli gnocchi di patate con le prugne. Sul tavolo c'era spesso la polenta di grano saraceno e di mais.
Una particolarità gastronomica a se stante è rappresentata dall'osmizza, dove i contadini, una o due volte all'anno nelle proprie case offrono agli ospiti vino nostrano e specialità casalinghe: prosciutto del Carso, salsicce cotte con crauti, arrosto con patate "in tecia", jota e struccoli cotti alla carsolina. Per raggiungere le osmizze è necessario seguire le frasche posizionate agli incroci e munite di cartellino con il nome del paese.
L'osmizza ha una lunga tradizione, che risale ai tempi in cui Maria Teresa con un editto speciale permise ai contadini di vendere esentasse il vino dell'anno precedente. Sul Carso triestino continuò ininterrottamente sino ai nostri giorni, mentre in Slovenia questo tipo di attività, interrotta ai tempi della Iugoslavia, si sta nuovamente affermando. Le osmizze di un tempo erano molto diverse dalle attuali. Allora vi si vendeva soltanto il vino o al massimo uova sode e pane casereccio, che il cliente inzuppava nel vino terrano. Gli ospiti potevano portare con sé qualcosa da mangiare, che il più delle volte consisteva in pollo di casa arrosto. A volte il vino veniva ordinato a brente, dette "brentaci" - recipienti in legno per la raccolta dell'uva. Il padrone di casa collocava il recipiente sul tavolo, da cui gli ospiti attingevano il vino con un mestolo - "šjeferca" e lo versavano nei bicchieri. In seguito il vino veniva ordinato a quartini ("kvartini"); se il gruppo era numeroso si ordinava a "contratto" ovvero il vino veniva servito per un'ora di seguito a prezzo forfetario.
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